mercoledì 6 agosto 2014

Eccesso di peso pericoloso quanto il danno da fumo

L’obesitá grave determina un rischio complessivo di mortalità pari a quello associato al fumo. L’osservazione da studio americano.

mortalitá obesitá grave

L’obesitá grave, definita clinicamente con un valore dell’indice di massa corporea (BMI) superiore a 40 kg/m2, rappresenta un fattore di rischio considerevole di mortalitá, legato principalmente alla predisposizione a disordini cardiovascolari, metabolici e tumori.

Complessivamente, questo rischio peserebbe quanto quello collegato al fumo di sigaretta, e si tradurrebbe in una minore aspettativa di vita dopo i 40 anni di etá. È questa la conclusione di un recente studio americano condotto presso il National Cancer Institute di Bethesda, Maryland.

La riduzione dell’aspettativa di vita sarebbe, infatti, collegata ad un rischio cumulato di differenti fattori tutti derivanti dall’impatto dell’eccesso di peso corporeo. Gli autori hanno stabilito i seguenti intervalli di valori di BMI: 40 a 44.9, 45 a 49.9, 50 a 54.9, e 55 a 59.9 kg/m2, ai quali corrispondeva una riduzione stimata di anni di vita rispettivamente pari a 6.5, 8.9, 9.8, e 13.7.

Queste stime venivano quindi confermate nell’analisi di una vasta serie di dati provenienti da 20 studi prospettici internazionali e relativi ad un periodo di raccolta dati incluso tra il 1976 e il 2009).

Tra i 9564 individui gravemente obesi esaminati, il tasso di mortalitá (misurato in termini di decessi per 100.000 individui per anno) era pari a 856.0 e 663.0 nelle donne. Diversa la situazione nei 304.011 soggetti caratterizzati da un peso corporeo normale.

Qui il tasso di mortalità era pari a 346.7 e 280.5 negli uomini e nelle donne, rispettivamente. Gli autori hanno anche potuto riscontrare che nel gruppo caratterizzato da obesità grave la principale causa di mortalità erano le patologie cardiovascolari, seguite da forme tumorali e diabete.

Questo studio assume un’importanza significativa in quanto ha potuto  fornire per la prima volta un quadro del problema collegato all’obesitá grave, in passato tipicamente poco diffusa, ma che oggigiorno rappresenta una realtà epidemiologica non trascurabile.

Il presente riscontro lascia ovviamente intravvedere un futuro ben poco rassicurante nel panorama sanitario USA, se si pensa che il 6% della popolazione è gravemente obesa. Attualmente la gestione clinica di questi individui domanda oltre il 20% della spesa sanitaria generale nazionale. Uno stop a questa tendenza assume dunque  in questi tempi un’importanza piú che cruciale.

Source:Cari M. Kitahara, Alan J. Flint, Amy Berrington de Gonzalez Association between Class III Obesity (BMI of 40–59 kg/m2) and Mortality: A Pooled Analysis of 20 Prospective Studies PLoS Med 11(7)